Alpine A110: la macchina del tempo

14 ottobre 2020

La Alpine-Renault A110 venne presentata durante il Motor Show di Parigi nel 1963: la coupé francese entrò nella gamma delle Alpine per sostituire le già conosciute A106 e A108. Sebbene oggi il marchio Alpine sia accostato al celebre costruttore Renault, non molti sanno che in realtà la Alpine venne fondata nel 1955 a Dieppe da Jean Rédélé, con il nome di “Société des Automobiles Alpine”. Jean Rédélé, figlio del locale concessionario Renault in Francia, inizio nei primi anni ’50 a riscuotere una certa notorietà tra i piloti di rally grazie alle sapienti (e vincenti) preparazioni delle auto per le gare, tra la quale anche la sua Renault 4CV con la quale siglò diversi successi. La richiesta incessante di auto da gara lo spingono a realizzare, sul disegno del maestro Giovanni Michelotti, quella che viene riconosciuta come la prima Alpine mai realizzata: “The Marquis”. Da lì in poi il successo sarà in discesa per la fabbrica di Dieppe, fino alla presentazione della Alpine A110, sulla base meccanica della Renault 8. L’acclamato esordio della A110 spinge i vertici della Renault ad investire una ingente capitale nella fabbrica in cambio del libero accesso alla produzione meccanica Renault da parte di Alpine. Sulla scia del successo la cilindrata della berlinetta francese cresce fino a 1600cc, versione che la consacrerà a Campione del Mondo nel 1973, sbaragliando Lancia, Porsche e Ford.

Il viaggio nel tempo dentro alla Alpine Renault A110 inizia non appena vi avvicinate all’automobile: la prima cosa che salta all’occhio sono le dimensioni. Piccola e sviluppata in orizzontale: non è una iperbole linguistica, nemmeno una esagerazione, costatare che l’intera automobile non supererà il vostro bacino nel punto più alto, quello del tetto. Canoni di design che appartengono ad un’altra epoca, ma che costituiscono il fondamentale fascino delle automobili d’epoca che si spingono ad amarle e desiderarle.
Una vettura che non trasmette emozioni è solamente un mezzo di trasporto. Ma per fortuna non è il caso della Alpine A110.
Circumnavigando la macchina si fanno notare i fari supplementari montati sull’anteriore in aggiunta ai 4 gruppi ottici che guidano i piloti di rally nelle tappe notturne dei campionati mondiali, e i cerchi Gotti e 3 fori, caratteristici della Alpine A110. Sul posteriore la vettura si abbassa ulteriormente: la sensazione è che prima ancora di muoversi, la A110 sia già pronta a balzare come un felino che si accovaccia un attimo prima di scattare, schiacciata sull’asfalto (o sulla ghiaia) come se fosse già in piena accelerazione. Osservando, noteremo lo scarico che dalla sua forma suggerisce che l’esperienza di guida sarà tutt’altro che rilassante e quieta.
Completato il rituale di contemplazione di questa Alpine A110, ci flettiamo sulle nostre ginocchia per raggiungere la maniglia dello sportello, situata più o meno all’altezza del nostro ginocchio, che ci ricorda come probabilmente i piloti di rally negli anni ’70 non fossero esattamente dei giganti.
Ma è all’interno della vettura che la situazione diventa eccitante, ma soltanto se siete dei veri appassionati, altrimenti nel caso foste dei curiosi vi risulterà alquanto scomoda.

La posizione di guida della Alpine Renault A110 è inusuale: una volta all’interno dell’abitacolo, bisogna lasciarsi cadere al posto del guidatore, perché la posizione del sedile, del volante e della pedaliera vi costringeranno ad un angolo di guida strano, nuovo e assolutamente unico. La sensazione entrando nel sedile di guida è paragonabile alla sensazione che si ha di cadere nel vuoto durante il sonno, anche se per un’istante.
Sdraiati all’interno dell’automobile, le vostre braccia saranno automaticamente protese sul volante, nella classica impostazione di guida puramente sportiva, con le mani sul volante in pelle nera alle “10 e 10”. La leva del cambio è lì accanto al ginocchio, centralmente, vicino al volante in modo da diminuire gli spostamenti della mano destra durante le cambiate. Le gambe distese lungo il pianale della Alpine A110, non godono di un grande confort, ma ce ne dimenticheremo una volta alla guida della vettura. La pedaliera è posizionata leggermente al centro e stranamente più in alto del nostro sedile, con il piede sinistro che sfiora il piantone dello sterzo che sentiremo ruotare appoggiandolo sul pedale della frizione.
Dopo i primi secondi necessari per ambientarsi alla nuova posizione ci rendiamo conto di essere circondati da pulsanti ed interruttori in stile puramente corsaiolo, e che i due quadranti del contagiri e del contachilometri sono davanti a noi, sferici con fondo scuro e lancette verdi, nel rispetto dello stile anni ’70. Un vero e proprio parco giochi per gli amanti delle automobili d’epoca sportive: è impossibile non compiacersi della Alpine Renault A110, che per quanto sia claustrofobica, calza esattamente come una scarpa della misura corretta una volta allacciate le cinture Sabelt.

La chiave di accensione è posizionata sotto al piantone dello sterzo, lontana da occhi indiscreti, e servirà per mettere in funzione l’elettronica della vettura, che nella Alpine A110 si riduce alla pompa della benzina che sentiremo entrare in funzione una volta ruotata la chiave. La Alpine A110 1600 S “VB” presente in vendita nello showroom di Ruote da Sogno, oggetto del seguente servizio, l’accensione avviene in due fasi, mediante l’’azionamento di un bottone nero posto al centro della plancia.
L’abitacolo diventa un’enorme cassa di risonanza per il motore e lo scarico che sono irrimediabilmente le uniche due cose che sentiremo durante tutta la nostra esperienza. Le note che escono dal vano del motore sono basse, corpose e distinte: al suono dello scarico si accompagna il gorgoglio dei carburatori Weber da 45.
Una volta innestata la prima marcia notiamo che la Alpine A110 è irrequieta, spigolosa alle basse velocità, ma diventa molto elastica e morbida a regimi più elevati che non si tarda a raggiungere. Le prestazioni della vettura ci portano a dimenticare che dentro al vano motore è presente un 4 cilindri, 1600 di cilindrata da 125 cavalli, che sembrano molto di più una volta che prendiamo confidenza con il cambio ed il telaio.
L’esperienza inizia ogni qualvolta decidiamo di spingere sul pedale dell’acceleratore: il motore è rapido nel salire di regime e l’orchestra dietro alla nostra testa suona all’unisono una melodia fatta dal suono degli organi meccanici e dallo scarico. Il “punta tacco” in scalata è d’obbligo se non vogliamo bloccare il ponte posteriore in entrata di curva, ma è quasi naturale grazie alla posizione della pedaliera che fino ad un attimo prima sembrava inusuale e che adesso invece è diventata la nostra migliore amica. Lo sterzo è preciso e comunicativo, diretto quanto basta per affrontare le strade dell’Appennino sulle quali la Alpine A110 ha mostrato la sua agilità e prontezza che l’hanno resa una delle vetture più desiderate dagli appassionati di automobili d’epoca.
A Ruote da Sogno abbiamo definito la Alpine Renault A110 una macchina del tempo, per due principali motivi: in primis le sensazioni di guida fatte di suoni e vibrazioni “reali” sono ormai andate perdute nel corso dell’inevitabile evoluzione delle autovetture, con le quali si tenta di emulare l’emozione piuttosto che provocarla. In seconda battuta perché è già passata un’ora da quando ci siamo seduti all’interno della nostra Alpine Renault A110 ed il tempo sembra essere volato.
Ciò che rimane una volta scesi dalla vettura sono l’adrenalina in corpo, gli odori dei gas di scarico ed il suono del motore che ancora rimbomba dentro i nostri timpani.

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