Porsche 911 Carrera 2.7 RS

02 ottobre 2020

Immaginate che responsabilità abbia avuto Porsche nel creare ed evolvere un modello – la 911 – che è stata riconosciuta universalmente come una delle migliori sportive mai realizzate per coinvolgimento alla guida, per il design, la filosofia e la versatilità. Ad ogni nuova versione, alzare l’asticella della qualità sembrava un’impresa impossibile, titanica: molti anni sono ormai passati dalla nascita nel mito 911, quando la vettura venne presentata per la prima volta agli occhi della critica mondiale. Mezzo secolo dopo è impossibile parlare di Porsche e non pensare alla 911 come punto di riferimento per il segmento delle coupé sportive a livello mondiale.

Oggi a Ruote da Sogno abbiamo la fortuna di ammirare (e di toccare con mano) quella che è considerata la regina delle 911: una Porsche 911 Carrera 2.7 RS. Ma facciamo un salto nel passato.
A seguito del fiorente mercato delle automobili sportive, Porsche decise di evolvere una vettura con i lineamenti già leggendari della 911, ma con una vocazione decisamente corsaiola. Negli intenti degli ingegneri di Stoccarda c’era la volontà di realizzare un’automobile grintosa e cattiva in pista, ma dolce e placida nell’uso quotidiano. Ecco che nel 1973 Porsche esordì con la Porsche 911 Carrera 2.7 RS, nelle versioni Sport, Touring e Racing. L’entusiastica accoglienza riservata dagli appassionati alla nuova Carrera mise subito in serio imbarazzo la Casa di Stoccarda, che dopo soli tre mesi dall’avvio della produzione, aveva già venduto i primi 500 esemplari della prima serie: si pensi che l’azienda costruì una seconda serie di vetture per far fronte alla domanda degli appassionati che vennero piazzate con la stessa facilità della prima.

Impossibile non innamorarsene: le linee della vettura sono decisamente attraenti, tanto da non poterle togliere gli occhi di dosso. Avvicinandosi alla carrozzeria di uno splendente colore Tangerine (1 delle sole 126 realizzate in questa colorazione) ci si rende conto che viene automatico accarezzarne i lineamenti, partendo dal cofano anteriore fino al posteriore, dove un pronunciato spoiler fa la sua comparsa. Coda d’anatra (ducktail in inglese): così venne definito dagli appassionati l’alettone posteriore montato sulla Porsche 911 Carrera 2.7 RS.
Per quanto sia un elemento definibile “di design” per il suo fascino, la sua funzione è molto più che meramente estetica. Secondo gli ingegneri Porsche infatti, lo spoiler sarebbe servito per aumentare la deportanza della vettura alle alte velocità e migliorarne la stabilità, oltre che favorire il raffreddamento del motore 6-cilindri boxer. Sullo stesso alettone fa bella mostra di sé la decalcomania che riporta la sigla Carrera RS, ovvero RennSport (la denominazione che la casa di Stoccarda adotta per i modelli più sportivi delle sue vetture). Questa peculiarità divenne l’elemento distintivo della Porsche 911 Carrera 2.7 RS, che verrà per sempre definita “coda d’anatra”.

Sulla 911 Carrera RS tutto è finalizzato alla performance: le portiere erano stampate in acciaio e lega di alluminio, quindi più sottili e leggere rispetto ai precedenti modelli, così come i vetri dei finestrini, ai quali fu destinata una particolare attenzione dalla Casa di Stoccarda con l’obiettivo di una riduzione di peso della vettura. La cura dimagrante porto ad una riduzione del peso di circa 100kg.

Gli ingredienti per la Porsche perfetta quindi ci sono tutti: salendo a bordo della 911 ci si rende conto che l’essenziale minimalismo la fa da padrona. Questo non si traduce nell’essere spartani, ma al contrario è proprio la semplicità della vettura che la rende un oggetto incredibilmente interessante. Del resto, qua non servono particolari artifici per divertirsi: tutto il necessario si trova montato a sbalzo dietro l’asse posteriore.Il ponte di comando della Porsche 911 Carrera RS è il sedile di guida: leggermente avvolgente per gli standard del 1973, comodi e all’altezza corretta. La pedaliera ed il cambio sono facilmente raggiungibili e i comandi sono sinceri anche per chi non ha confidenza con vetture ultratrentennali. Il cruscotto è sormontato centralmente dall’indicatore dei giri del motore, l’unica vera cosa che vi importerà di controllare (oltre alle temperature) alla guida di questa sportiva.

Una volta davanti al volante si impara che serve pazienza per azionare il motore di una 911: ruotate la chiave che si trova alla vostra sinistra ed ascoltate la pompa di benzina fare il suo dovere e poi risvegliate il 6 cilindri Porsche tenendo un filo di gas, ascoltando il motore emettere delle note un po’ confuse che da lì a pochi secondi si trasformano in una chiara e decisa sinfonia.

Dai primi metri si capisce già che il motore non ama girare in basso, anzi: più la si guida e più vien voglia di guidare, curva dopo curva, lasciandosi trasportare dalla progressione del motore e dal feeling che soltanto le Porsche 911 riescono a trasmettere. Pur non essendo un mostro di potenza, la progressione nel salire di giri è morbida e costante. Il volante è leggero quanto basta per essere preciso e non faticoso. La leva del cambio invita a sfruttare ogni rapporto in scalata anche quando non necessario. Ci si sente davvero coinvolti ma mai impacciati mentre si inserisce l’anteriore in curva, con un occhio al posteriore che definizione è uno dei più ballerini a causa del motore montato a sbalzo sull’asse posteriore.

Raccontarla è molto difficile: la Porsche 911 Carrera 2.7 RS è un’esperienza più che una vettura.
Una volta tornati al proprio garage è quasi naturale lasciarla accesa, ferma in folle sul piazzale per far raffreddare il motore, magari seduti per terra a contemplare un’opera d’arte di ingegneria e design nella storia dell’automobile mondiale.

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