Cafè Racer: la (ri)nascita di un movimento

25 maggio 2021

Sebbene molti sappiano etichettare una Cafè Racer, non tutti conoscono la genesi del movimento.
Nato in Inghilterra, nella metà degli anni ’50, la moda Cafè Racer è nata dalla volontà di tanti giovani “bikers” desiderosi di velocità, di nuove emozioni. La cultura Rock and Roll di quegli anni andava di pari passo con una ricerca personale di affermazione, di uscire fuori dagli schemi tradizionali: di infrangere le regole per porsi al di sopra dell’ordinario.

In questo scenario, chiusi dentro ai propri garage tra le strade di Londra, i “Rockers” passavano ore ed ore a modificare le proprie moto per renderle più veloci e più stravaganti. Negli anni ’50 e ’60, infatti, l’imperativo era “farsi notare”, in un modo o nell’altro. La moto diventava un autoritratto, l’esaltazione del proprio ego nell’aspetto della due ruote.
Per questo motivo la “Cafè Racer Mania” non riguarda tanto il mezzo, ma il biker che la conduce.
Così le varie moto customizzate (dall’inglese “to custom”, modificare) sfrecciavano per le strade di Londra in un pericoloso ed adrenalinico testa a testa clandestino, nell’intento di primeggiare nella corsa da un Cafè all’altro.

Fu così che i bikers che parcheggiavano i loro bolidi nei parcheggi di questi bar vennero (in modo dispregiativo) etichettati come “Cafè Racer”, letteralmente cioè, piloti da bar.
In alcuni casi le modifiche che vengono apportate alle moto non sono esagerate, e mirano esclusivamente ad alleggerirne la linea. Le motociclette in stile Cafè Racer erano, e sono ancora oggi, mezzi stradali ai quali venivano rimossi quasi tutti i comfort e aggiunti accessori, spesso “homemade”, facendole sembrare moto da competizione mentre, in realtà, erano esclusivamente delle migliorie estetiche.

La nostra Honda Four 750 Super Sport, leggermente modificata, per assecondare la personalità del vecchio proprietario, e un esempio di cosa voglia dire customizzare una moto in chiave Cafè Racer. Infatti, la personalizzazione dell’epoca fatta dall’appassionato ha riguardato l’estetica più che la meccanica: la moto ha sempre l’originale 4 cilindri Honda, del quale sono stati ampiamente elogiati in anni di storia i pregi e le caratteristiche.

Sulla bellissima Honda è stato montato un diverso serbatoio, più lungo, ed un codino posteriore monoposto, che insieme conferiscono alla giapponesina un profilo più affusolato e sinceramente più racing. Molti altri dettagli completano l’ensemble della due ruote: fari, frecce e manubrio (le principali e più ricorrenti modifiche), la rendono più simile ad una moto da corsa che da strada, come anche i cerchi in alluminio, il bellissimo ed iconico scarico 4 in 1. Piccoli dettagli, come i filtri dei carburatori a cono con rete metallica, fanno la moto più spartana ed allo stesso tempo più pulita.

A distanza di parecchi anni dai primi avvistamenti, la cultura dei modders è diventato un vero e proprio stile, tanto da spingere diverse case motociclistiche a produrre le proprie due ruote, proponendo di serie degli allestimenti in stile Cafè Racer.

Quello della “Custom Culture” è uno stile che crediamo (e speriamo) non passi mai di moda.

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