Il tramonto del Maggiolino Volkswagen: la storia di un mito durato 70 anni

27 agosto 2019

È dei primi di luglio 2019 la decisione della Volkswagen di interrompere la produzione dell’ultimo modello del leggendario Maggiolino, il Beetle. Ben 22 milioni di esemplari venduti in 81 anni, due sole rivisitazioni e più di 3 generazioni di automobilisti che hanno avuto il privilegio di guidarlo. Il New York Times scrive: “ha simboleggiato molte cose diverse in un periodo storico di otto decenni. Ha fatto parte delle ore più buie della Germania in quanto progetto prestigioso mai realizzato dai nazisti. È stato un simbolo della fioritura dell’economia tedesca del Dopoguerra e della prosperità della classe media nascente; un esempio della globalizzazione, venduto e riconosciuto in tutto il mondo; un emblema della contro-cultura negli Stati Uniti. Oltre a tutto questo, l’auto è un punto di riferimento del design, riconoscibile come la bottiglia della Coca Cola”.

Com’è nato il Maggiolino
Adolf Hitler volle realizzare un’automobile per tutti in un momento storico in cui avere un’auto costituiva un vero e proprio lusso per pochi. Le caratteristiche principali erano poche ma importanti: dovevano soddisfare il trasporto di due adulti e tre bambini, avere consumi ridotti, con motore raffreddato ad aria, solidità, duratura ed efficienza. Il valore economico del mezzo non doveva superare i 1.000 Reichsmark (lo stipendio di un operaio era di 130 Reichsmark al mese), doveva pertanto essere accessibile.
L’ingegnere austriaco Ferdinand Porsche tra il 1935 e il 1936 presentò tre prototipi (V1, V2 e V3) costruiti interamente a mano. Nel 1937 venne costruita una fabbrica in Bassa Sassonia con al fianco la futura Wolfsburg, e nel 1938 la fabbrica venne inaugurata dando vita alla Volkswagen. L’avvento della Seconda guerra mondiale bloccò la produzione delle nuove utilitarie, chiamate KdF-Wagen. Dopo la fine del conflitto la fabbrica riprese la produzione dell’utilitaria disegnata prima della guerra, la Type 1 che successivamente, nel 1967 fu definita per la prima volta “Der Käfer” , il Maggiolino, in un volantino pubblicitario. Il successo fu dilagante e nel 1955 Volkswagen vantava già̀ un milione di auto prodotte. Ben presto il Maggiolino divenne un simbolo di libertà, attraversando diverse epoche storiche, da quella hippie a quella hollywoodiana, fino ad oggi. I “Beetle Lovers” sperano in un ritorno dell’auto in versione elettrica, ma per il momento non ci sono rumors a riguardo.

Punti di forza del Maggiolino
Com’è riuscito il Maggiolino a raggiungere un pubblico così eterogeneo e fare breccia negli anni e fra mode antitetiche? I suoi punti di forza sono le dimensioni ridotte, il prezzo accessibile, la praticità, facilità di riparazione. Il Maggiolino aveva tutte le caratteristiche per entrare nel mito: la soluzione migliore per un Paese in via di ricostruzione, e per tutta l’Europa. Il maggiolino riuscì a battere addirittura l'incredibile record di vendite, della Ford Model T, una vera icona americana.

Il Maggiolino in USA
Anche l’America cedette presto al fascino del Maggiolino già nell’immediato dopoguerra, diventando velocemente una tra le auto preferite dell’epoca insieme alle classiche americane.

Il Maggiolino in Italia
Anche in Italia il successo del Beetle fu altrettanto dirompente, basti pensare che nel 1963, vennero immatricolati 42.000 Maggiolini. Ruote da Sogno, player mondiale autorevole del settore Auto e Moto d’epoca, dall’inizio della sua attività ha commercializzato diversi Maggiolini, pezzi unici dopo accurati restauri da parte di mani esperte e competenti.
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